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Icone del Design: i brand che hanno dato i nomi agli oggetti

Quanti di noi, nel corso della vita, non hanno pronunciato il nome di un oggetto quasi come se fosse un verbo? “Ho bisogno di un Post-it”, “Accendiamo la Philips”, “Prendimi un Kleenex”. Dietro queste frasi apparentemente banali si cela un fenomeno affascinante: il potere del branding e la capacità di alcuni marchi di far sì che i loro prodotti diventino veri e propri nomi comuni. Infatti, il design, inteso come disciplina che unisce estetica e funzionalità, ha un ruolo fondamentale in questo processo. Quando un oggetto è ben progettato, non è solo bello da vedere ma diventa anche intuitivo da usare. È in questo momento che si crea un legame profondo tra l’utente e il prodotto, un legame che va oltre la semplice funzione e si trasforma in un’esperienza.

Nel caso dei prodotti di Design, il passaggio dalla fabbrica al salotto, diventa un processo naturale, poiché alcuni esempi sono talmente radicati nella nostra cultura da sembrare quasi ovvi:

Bialetti

Il termine “moka” è strettamente legato a quello del suo produttore storico: Bialetti. La sua storia inizia nel 1933, quando Alfonso Bialetti, un fabbro della Valle d’Aosta, inventa e brevetta la caffettiera Moka, che prende il nome dalla città yemenita da cui partivano le navi cariche di caffè per l’Occidente. La caffettiera diventa subito un successo, grazie alla sua praticità e al suo design elegante e, col venire meno della tutela del marchio, il termine diventa di uso comune per identificare questo oggetto di culto per gli amanti della bevanda nera.

Bialetti

Il termine “moka” è strettamente legato a quello del suo produttore storico: Bialetti. La sua storia inizia nel 1933, quando Alfonso Bialetti, un fabbro della Valle d’Aosta, inventa e brevetta la caffettiera Moka, che prende il nome dalla città yemenita da cui partivano le navi cariche di caffè per l’Occidente. La caffettiera diventa subito un successo, grazie alla sua praticità e al suo design elegante e, col venire meno della tutela del marchio, il termine diventa di uso comune per identificare questo oggetto di culto per gli amanti della bevanda nera.

Bic

Quante volte hai esclamato “passami la biro” o “ho bisogno di una biro per prendere appunti”? Probabilmente molte, ma non sempre avrai utilizzato la specifica Biro commercializzata da Bic. La Biro non fu però un’invenzione dell’azienda francese: la paternità va attribuita al giornalista ungherese José Bíró nel 1938, anche se la prima penna a sfera in assoluto venne realizzata da John Jacob Loud. L’innovazione di Bíró fu quella di combinare un inchiostro ad alta viscosità con un meccanismo a sfera, che evitava l’asciugatura dell’inchiostro all’interno del serbatoio, consentendo un flusso più controllato. L’azienda Bic ha poi acquisito il brevetto del giornalista, contribuendo al successo planetario del prodotto che oggi conosciamo come “biro”.

Bic

Quante volte hai esclamato “passami la biro” o “ho bisogno di una biro per prendere appunti”? Probabilmente molte, ma non sempre avrai utilizzato la specifica Biro commercializzata da Bic. La Biro non fu però un’invenzione dell’azienda francese: la paternità va attribuita al giornalista ungherese José Bíró nel 1938, anche se la prima penna a sfera in assoluto venne realizzata da John Jacob Loud. L’innovazione di Bíró fu quella di combinare un inchiostro ad alta viscosità con un meccanismo a sfera, che evitava l’asciugatura dell’inchiostro all’interno del serbatoio, consentendo un flusso più controllato. L’azienda Bic ha poi acquisito il brevetto del giornalista, contribuendo al successo planetario del prodotto che oggi conosciamo come “biro”.

Jacuzzi

La vasca da bagno con idromassaggio che in tanti pensano sia giapponese in realtà è italiana: negli anni ’60 Candido Jacuzzi aveva un figlio affetto da artrite reumatoide e, per alleviare i suoi dolori, realizzò la prima pompa ad immersione acquatica e la mise nella vasca da bagno. Da allora è nata la Jacuzzi, parola che da allora è sinonimo di “relax”.

Jacuzzi

La vasca da bagno con idromassaggio che in tanti pensano sia giapponese in realtà è italiana: negli anni ’60 Candido Jacuzzi aveva un figlio affetto da artrite reumatoide e, per alleviare i suoi dolori, realizzò la prima pompa ad immersione acquatica e la mise nella vasca da bagno. Da allora è nata la Jacuzzi, parola che da allora è sinonimo di “relax”.

Jeep

Era il 1940 quando l’esercito americano, in piena atmosfera di guerra, commissionò la costruzione di un veicolo da ricognizione 4×4. Nel 1941 la Willys presentò questo veicolo che presto si guadagnò il nome Jeep® come derivazione delle lettere G. P., sigla di general purpose, che significa «per tutti gli usi». Da allora, in effetti, anche questo termine è diventato un po’ per tutti gli usi, ovvero sinonimo generico di autovettura a quattro ruote motrici, particolarmente adatta per il fuori strada.

Jeep

Era il 1940 quando l’esercito americano, in piena atmosfera di guerra, commissionò la costruzione di un veicolo da ricognizione 4×4. Nel 1941 la Willys presentò questo veicolo che presto si guadagnò il nome Jeep® come derivazione delle lettere G. P., sigla di general purpose, che significa «per tutti gli usi». Da allora, in effetti, anche questo termine è diventato un po’ per tutti gli usi, ovvero sinonimo generico di autovettura a quattro ruote motrici, particolarmente adatta per il fuori strada.

Questi marchi, attraverso un design distintivo e una comunicazione efficace, sono riusciti a creare un’associazione così forte tra il loro prodotto e una categoria merceologica che il nome stesso è diventato sinonimo dell’oggetto.

Ma perché è così importante che un prodotto diventi un nome comune?
I vantaggi sono molteplici:

Riconoscibilità:
un nome comune è più facile da ricordare e da pronunciare.

Fiducia:
quando un prodotto è diventato un nome comune, significa che è stato ampiamente testato e apprezzato dai consumatori.

Valore del marchio:
un nome comune aumenta il valore percepito del marchio e lo rende più resistente alla concorrenza.

In un mercato sempre più competitivo e globalizzato, la sfida per i designer è quella di creare prodotti che non siano solo funzionali ed esteticamente piacevoli, ma che siano anche in grado di lasciare un segno indelebile nella cultura popolare.

Qual è la vostra opinione? Quali altri esempi di prodotti che sono diventati nomi comuni conoscete? E quali sono, secondo voi, gli elementi chiave che rendono un prodotto un’icona del design?

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